Natale: ricercare il proprio spirito natalizio

A Natale puoi

fare quello che non puoi fare mai:
riprendere a giocare,
riprendere a sognare,
riprendere quel tempo
che rincorrevi tanto.

 

Qualche anno fa una pubblicità ha lanciato questa canzone, che è entrata nella colonna sonora del Natale. Per me ha un significato speciale, mi ricorda di un nucleo che ho seguito, mamma e bambina cantavano insieme questa canzone, nonostante fosse un momento davvero difficile…questa canzone da cantare insieme le univa ed ha creato il loro personale modo di festeggiare, unendole, creando un ricordo bello in un momento brutto. Le parole di questa canzone sono davvero importanti e ci rimandano che questo è un momento in cui darsi il tempo, in cui fare uno sforzo diverso per impegnarci e prenderci cura di noi stessi e delle relazioni che abbiamo intessuto, che non vivono di vita propria, ma hanno bisogno di un momento in cui ci dedichiamo, ricuciamo, rinnoviamo. natale-torino-bambini-633x400

Natale è, infatti il tempo dell’attesa, della pausa, della riflessione. 

Di questa festa ve ne ho parlato in altri articoli (http://www.psicologheinrete.it/benessere/natale-festa-celebrare-la-spiritualita ; http://www.psicologheinrete.it/benessere/emozioni/natale-dintorni-manuale-sopravvivenza), e quest’anno torno a parlarvene, non perché sia una fan sfegatata della festività in sé per sé, ma perché ho veramente avuto la possibilità quest’anno come mai prima, di cogliere intorno a me tutte le sfumature di questo periodo. Per questo articolo ho chiesto consiglio, ispirazione ecc. a diverse persone accanto a me, ho cercato di saggiare un pochino il terreno prima di battere queste parole e, inevitabilmente, ho accolto le narrazioni personali del Natale delle persone a cui ho chiesto consiglio. Il Natale è una festa molto potente emotivamente, ci mette a nudo, ci costringe a fermarci come nessun’altra e, quindi, a ripiegarci verso il nostro mondo interiore. È una festa di assoluta condivisione ma, allo stesso tempo, come in nessun altro periodo abbiamo la tendenza a guardarci dentro, ad ascoltare quello che proviamo. Essa, infatti, è simbolo proprio di questo movimento interiore tra l’interno e l’esterno, tra la spinta alla relazione e quella al ripiegamento interiore e riflessivo, un movimento di compenetrazione ed arricchimento tra noi e gli altri, tra quello che siamo e quello che possiamo essere grazie al rapporto con le persone significative.

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Il Natale… spesso durante queste domande di ricerca per l’articolo, l’ho sentito raccontare come capacità di attendere, Natale= Attesa. Il Natale in questo senso si incentra sui preparativi, sui gesti, sulla pianificazione di giornate speciali da condividere.. dall’andare ad ordinare le pietanze al supermercato, ai regali, all’insegnare ai bambini con il calendario dell’avvento ad aspettare e pregustare insieme un dono speciale che arriverà…e godere non solo del traguardo, ma del viaggio che ci porta alle conquiste della nostra vita. C’è chi ama il Natale perché attende un figlio, o perché è già arrivato quel piccolo frugoletto che ti riempie il cuore con ogni sguardo. In questo senso il Natale insegna ad aspettare perché non sempre abbiamo quello che vogliamo nel momento stesso in cui lo desideriamo, ma raggiungiamo i nostri obiettivi con un percorso fatto di tanti piccoli passi, anch’essi belli e degni di essere assaporati.

Altrettanto spesso, però, il Natale mi è stato raccontato con malinconia, sofferenza, mancanza… “lo soffro particolarmente”, “per me non è Natale quest’anno”, “da quando manca quella persona per me non è più Natale”, “faccio fatica a sentire il Natale”. È vero, il Natale ci costringe a fare i conti, mentre ci guardiamo dentro, anche con il dolore, con le mancanze, con le insoddisfazioni, con quelle parti di noi più scomode con cui ogni giorno conviviamo, ma che, tra le luci e  i festoni, si fanno più insistenti e ci parlano in maniera più chiara. iStock-487756638-e1481021535316-1024x576

Proprio il tempo che rincorrevamo tanto e che ora sembra esserci concesso, come dice la canzone di apertura dell’articolo, ci mette di fronte a luci ed ombre dentro di noi.

Il Natale è l’occasione quindi di sentire quello che ci manca, ascoltare un desiderio incompiuto e capire come poterlo realizzare. Esso è anche però il momento in cui la mancanza di chi non c’è più si fa più stridente, contrastante con il significato della condivisione, dello stare insieme. Quando le persone che amiamo così tanto non ci sono più sembra impossibile far convivere queste due anime del Natale. Eppure questa è l’occasione di poter ascoltare anche quello che le persone che non ci sono più fisicamente possono dirci, sentire quello che hanno lasciato dentro di noi in modo indelebile, e come esse continuano a vivere nei gesti che ci hanno insegnato e che ripetiamo quotidianamente, negli abbracci che ci siamo scambiati nel giorno di Natale negli anni passati, celebrando l’amore che ci si è scambiati. Immergerci nel ricordo, celebrare, rinnovare alcune presenze che ora sono assenze, ci consente di constatare dentro di noi che quel sentimento, quel volersi così bene in modo così profondo, sono sentimenti che esistono davvero e noi lo sappiamo proprio perché li abbiamo sperimentati, anche se quelle persone non ci sono più. 480x270

Recuperare certi ricordi può farci soffrire, è vero, ma scavare a fondo di essi ci permette di rinnovare quello spirito di amore provato insieme alle persone a noi care, rinnovare l’amore stesso, renderlo reale nonostante l’assenza e farcene portatori con le persone che oggi ci sono nel nostro Natale.

Per questo Natale è una festa magica, perché è vero che a Natale possiamo fare quello che non si può fare mai, ricordare in modo speciale, sentire quelle note meno piacevoli e farci pace, lasciarsi andare alla dimensione di stare con gli altri mentre tutti i giorni corriamo forsennati nelle nostre vite frenetiche.

Perciò qualsiasi sia il vostro significato speciale, scegliete di viverlo fino in  fondo, quest’anno provate ad ascoltarvi come non mai, sia che il Natale si sia presentato prepotentemente dentro di voi o che faccia fatica ad affacciarsi… in fondo il senso è sempre quello di poter creare un ponte dentro di sé per ascoltarsi, sentire e crescere. In questo senso, il Natale mi ricorda molto il percorso di crescita che si fa a studio all’interno del percorso psicologico, nella misura in cui si accompagna la persona a mediare con il mondo esterno ed i propri desideri, facendoli diventare importanti, significativi, apprendendo ad ascoltare il messaggio che ci vogliono dare per vivere in maniera più soddisfacente, creando una connessione speciale di ascolto ed intimità con se stessi.

Articolo a cura della Dott.ssa Anastasia Zottino

 

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