Dimmi come ti parli e ti dirò chi sei

Diceva Freud: “ Tutte le nostre esperienze, sono l’effetto esteriore, del nostro dialogo interiore..”

Il dialogo interiore e’ quel meccanismo mentale attraverso cui parliamo a noi stessi. Continuamente esprimiamo mentalmente dei giudizi rispetto praticamente ogni elemento della nostra esperienza, che si tratti di giudizi su noi stessi, le persone che ci sono intorno, e le situazioni che ci accadono.

La nostra mente ha sempre un pensiero pronto che, esprimendo un  giudizio, ci orienta nelle nostre azioni, in pratica ci dice che valore ha quello che ci accade e, quindi, come è opportuno comportarsi.

Ad esempio, la nostra reazione di fronte ad un pericolo, dipende proprio dalla capacità del nostro cervello di emettere in brevissimo tempo una valutazione del contesto e guidare una risposta di fuga, se il pericolo è inaffrontabile, o di attacco, se ci reputiamo capaci di un’azione efficace.

Allo stesso modo esprimiamo giudizi su noi stessi, attribuendoci delle qualità piuttosto che altre, riconoscendoci risorse o difetti.

Ma il punto e’: come ci parliamo?

In questo senso possiamo osservare che il dialogo interiore ha origini antichissime nel nostro sviluppo e, secondo alcuni autori,  esso origina da quanto ci viene detto dagli altri su noi stessi quando siamo ancora bambini. Quando siamo piccoli, il giudizio valoriale dell’adulto, l’immagine che esso ci rimanda di noi (come buoni, cattivi, meritevoli di amore ecc.), la portiamo dentro di noi, e ci abituiamo a pensare a noi stessi in quel modo. Allo stesso tempo, l’attività infantile di guidare le proprie azioni descrivendole ad alta voce mentre si svolgono, crescendo si tradurrebbe con un dialogo interno, muto per l’esterno, ma ben presente a noi stessi.

Diceva Lisa M Hayer “fai attenzione quando parli a te stesso, perché stai ascoltando”.

dialogo interno

Il nostro dialogo interno, infatti, rappresenta quello che diciamo a noi stessi, anche in termini di giudizi, appunto, su di noi, andando a creare l’immagine che abbiamo di noi. Inoltre, il pensiero crea una catena ad effetto domino, influenzando emozioni, credenze e, di conseguenza, le nostre azioni.

Quello che io penso di me (sono capace? Oppure, sono una persona destinata a fallire?) Influenzerà la mia capacità di credere in me, il modo in cui mi sento nei miei confronti e, quindi, le mie azioni.

Pensare di essere una persona capace di raggiungere degli obiettivi importanti, ad esempio, ci influenzerà positivamente, guarderemo all’esterno ed alle nostre capacità con fiducia, fino a far avverare realmente quello che crediamo, perché sono le nostre azioni ad essere indirizzate e guidate da ciò. Il dialogo interno, quindi, può essere un valido alleato se riusciamo a direzionarlo e gestirlo, in particolare aiutandoci ad aumentare la nostra autostima, a pianificare le nostre azioni , a regolare e gestire le emozioni aiutandoci a direzionarle in senso positivo, ed a calmarci quando ne abbiamo bisogno. Se, invece, il nostro dialogo interiore e’ connotato in senso negativo, ed esprime perciò un senso di sfiducia nelle nostre capacità, la funesta profezia di un sicuro fallimento; allora esso diventerà la chiave per bloccare le nostre potenzialità e la nostra realizzazione, in un circolo vizioso di intuizioni negative che si autoavverano. Ciò che ripetiamo a noi stessi, nella nostra mente, e’ come un rumore di fondo a cui spesso non prestiamo un’attenzione consapevole, ma che lasciamo fluire a volte incappando in ruminazioni su eventi spiacevoli passati, o sulle preoccupazioni future, senza essere capaci di dargli un freno e riportarlo su un binario di piacevolezza.

In realtà e’ possibile controllare il nostro dialogo interno, allenandoci a connotarlo in maniera positiva. E’ importante, quindi, collocare i nostri pensieri nel tempo presente, concentrandoci su ciò che effettivamente stiamo facendo in quel momento, parlando a noi stessi in prima persona, definendo ciò che vogliamo fare utilizzando SOLO termini positivi (per esempio non va bene dire “non voglio fallire” perché il nostro cervello registra la negazione del “non” e quindi si predispone ad un evento negativo, correggiamo con “posso riuscire”), dando indicazioni ben precise (niente lunghi soliloqui, ma solo indicazioni brevi e chiare).

In sostanza, è il modo in cui ci esercitiamo a parlare a noi stessi che può fare davvero la differenza, perché ciò che distrattamente diciamo tra noi e noi, in realtà è ben presente all’orecchio vigile dell’autoconsapevolezza e dell’autostima.

Scegliere se fare del dialogo interno una risorsa o un predatore di pensieri, dipende solo da noi

Articolo a cura della dott.ssa Anastasia Zottino

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